Localizzando Eugenia Arrés López

Eugenia Arrés è una traduttrice e interprete che vive a Granada, Spagna. Abbiamo avuto un’infarinatura generale su di lei nello scorso post, che trovate cliccando qui. Qua sotto potete leggere l’intervista. Godetevela!

Eugenia

– Innanzitutto, ti ringrazio per aver accettato di essere la prima persona intervistata del Blog. So che ti hanno già fatto qualche altra intervista, anche se stavolta speriamo di offrire un punto di vista nuovo. Cominciamo con una domanda di Rosa Haro: come sono stati i tuoi inizi da traduttrice?

– Grazie molte per avermi dato la possibilità d’inaugurare il Blog, è un vero onore per me veder nascere questo spazio e gli auguro dei grandi successi. I miei inizi non sono stati semplici, o almeno è quella la sensazione che ho avuto io (che coincide con quello a cui devono far fronte molti traduttori esordienti attualmente). Come tanti altri studenti, ho avuto momenti di crisi e dubbi finché ho cominciato a intravvedere che era possibile aprirsi strada e diventare traduttrice professionista. Nell’ultimo anno di studi, ho cominciato a fare ricerche di mercato e a lavorare come freelance e, nonostante ciò sia servito come una spinta importante, ci ho messo ancora un po’ per riuscire a lavorare esclusivamente nell’ambito della traduzione e dell’interpretazione. Ho cominciato lavorando per una piccola casa editrice a Granada, mentre miglioravo le mie capacità in traduzione e revisione lavorando come volontaria per diverse organizzazioni. Grazie a questa esperienza, ho potuto acquisire dimestichezza con la professione e nel giro di alcuni mesi ho cominciato a lavorare in modo fisso in un’azienda.

– Una persona anonima chiede quale sia stata la maggior soddisfazione che tu abbia avuto a livello professionale e quale sia stata la tua maggior delusione. Cosa le risponderesti?

– Può darsi che per il fatto che io sia una persona esigente sono dell’idea che si possono raggiungere dei traguardi fino all’ultimo giorno del percorso lavorativo e che la maggior soddisfazione deve ancora arrivare. È un segnale che indica che continuerò a sforzarmi per migliorare nel futuro. Forse una delle cose in cui più mi sia impegnata è stata nella mia preparazione come docente e nello svolgimento di quest’attività in corsi privati e all’università. Da lì che la consideri un’esperienza molto soddisfacente, in quanto ho potuto verificare che quel che trasmettevo era giunto a destinazione e che anch’io avevo imparato molto strada facendo.

Per il momento non c’è stato nulla che mi abbia deluso nel mio percorso lavorativo. D’altro canto, è vero che a volte ho peccato di ottimismo cercando che i clienti o altri professionisti vedessero il mondo della traduzione allo stesso modo in cui lo vedo io e che lo apprezzassero e capissero nel suo contesto e col rispetto che si merita, ma non demordo. Nulla è perso e quelli che lottiamo per la buona visibilità della professione siamo sempre di più.

– Oltre ad essere libera professionista, hai dato lezioni come docente universitaria alla Pablo de Olavide e all’Università di Granada. Cosa ti ha suscitato insegnare dove hai studiato? Hai sentito farfalle nello stomaco o nostalgia?

– Ricordo che quando sono andata a consegnare la documentazione per richiedere il posto nella Facoltà di Traduzione e Interpretazione a Granada sono dovuta entrare nella sede a raccogliere alcuni documenti e ho pensato che la volta successiva che ci avessi messo piede sarebbe potuto essere da docente. E fu così. Poter condividere sia ufficio che esperienze con coloro che mi avevano formata è stato molto emozionante e fruttifero. Inoltre, l’aspetto più interessante è quanto ho vissuto in due epoche differenti, con altre infrastrutture, alunni con delle curiosità e conoscenze diverse e tutto ciò ti arricchisce molto di più. Spero di poter tornare presto e continuare a condividere quello spazio che mi ha dato così tante soddisfazioni da alunna e da professoressa.

– Sei vissuta in tre paesi diversi e viaggi molto spesso. Che impressione ti hanno fatto la Francia e il Regno Unito? In quali paesi sei stata in visita e quali ti hanno lasciato un ricordo speciale?

– A onor del vero, non riesco a immaginarmi una vita senza viaggi. Forse l’impressione che ho avuto a quei tempi, quando sono vissuta in Francia e nel Regno Unito, sarebbe molto diversa da quel che proverei ora. Ero più giovane e, in pratica, sono state le mie prime uscite. Da un lato, ho avuto la fortuna di viverle con meno risorse e il mio contatto con quei paesi è stato più innocente, e poi si tratta di un’esperienza unica e indimenticabile. Puoi passare dal lato maggiormente cosmopolita alle zone rurali più autentiche nel giro di qualche ora. Sono tornata in più occasioni per motivi lavorativi e personali e sono paesi di grande ricchezza e diversità, dove ogni volta trovo qualcosa di nuovo da fare e nuovi posti dove perdermi.

Finora sono stata fortunata di poter viaggiare in modo esteso in Europa e America. Cerco sempre di conoscere non solo ciascun paese, ma anche la gente. Ritengo che l’esperienza diventi molto più reale e che le impressioni e i ricordi siano più duraturi in questo modo. Quasi sempre mi arrendo di fronte alla natura, le chiacchiere con gli abitanti locali e la gastronomia. Cerco di vivere il momento e di godermi ogni paesaggio; per me sono istanti che durano più di una fotografia. Tutti i viaggi avventurieri che ho fatto fino ad oggi mi hanno lasciato dei ricordi molto speciali. Dico sempre che nella mia testa esiste un paese da me inventato dove scelgo cosa conservare di ciascun altro paese.

– Infatti, dato che siamo in argomento… dicono che tu abbia un rapporto speciale con la Polonia. Vuoi raccontarci un po’ di più al riguardo?

– Certamente. Quando studiavo all’università a Granada ho avuto il primo contatto con la lingua polacca, che ho studiato per due anni. Successivamente, ho avuto la fortuna di poter visitare la Polonia in diverse occasioni per motivi familiari e per via delle amicizie e devo dire che si tratta di un paese affascinante sia a livello storico che per il popolo. Ti fanno sentire sempre a casa e non escludo il poter trascorrere in futuro dei periodi più lunghi da quelle parti, vicino alle montagne o ai laghi. In questo modo, approfitterò per levarmi la soddisfazione di poter esprimermi in polacco e, forse, riuscire ad aggiungere un giorno questa lingua alla mia combinazione come traduttrice.

– Il tuo prossimo traguardo è l’Argentina. Quali sono le tue aspettative per il viaggio?

– L’Argentina è un paese che non riesci mai ad immaginarti finché non ti trovi là stesso. Infatti non ho voluto né sapere né vedere troppo per rimanerne colpita. Sebbene condividiamo la lingua, troverò di sicuro moltissime differenze che mi sorprenderanno. Quel che più ha attirato la mia attenzione di quel che ho visto è stata proprio l’enorme diversità e i contrasti tra regioni. Mi piacerebbe conoscere meglio in prima persona la situazione economica e sociale, così come condividere le mie impressioni ed esperienze. Senza ombra di dubbio, imparerò tantissimo e approfitterò della mia visita fino all’ultimo minuto. Ho delle aspettative davvero favorevoli e avere a disposizione una possibilità lavorativa per conoscere il paese è un vero lusso.

Don Juan [tradotto: Don Giovanni] ti accompagna in questa nuova avventura. Ci racconti un po’ di più su come vi siete conosciuti e com’è stato l’evolversi delle cose tra di voi?

– Il mio Don Juan è mio amico dall’adolescenza. Tuttavia, siamo diventati una coppia poco tempo fa. Posso dire che ci siamo presi il nostro tempo per conoscerci ed essere sicuri, non trovi? Sono veramente fortunata di poter avere al mio fianco una persona con molte curiosità in comune e con così tante cose che ci distinguono e che ci fanno imparare l’uno dall’altra. Stavolta sarà la mia guida in Argentina e sono certa che non mi deluderà.

– A entrambi piace leggere. Quali sono i tuoi libri preferiti? E i tuoi fumetti preferiti?

– È vero che trascorriamo molto tempo a leggere tutto quel che ci capita tra le mani. Siamo abbastanza curiosi sotto quel punto di vista. Non posso affermare di avere dei libri o fumetti preferiti, dato che sono esperienze che vivo in momenti specifici e me li godo in modo diverso se li rileggo più avanti. Ad ogni modo, sono un’appassionata del genere di fantasia, fantascienza, dei romanzi d’azione e di suspense. Per quanto riguarda i fumetti, sono più del tipo di romanzo grafico e non vado matta per i supereroi (anche se mi piacciono, certo). Leggo molti autori europei e sempre che viaggio cerco di conoscere anche gli autori nazionali di ciascun posto.

– A proposito di fumetti, è risaputo che sei andata in qualche fiera. Ti ritieni una otaku oppure non è il tuo stile? Faresti da cosplayer qualche volta?

– Adoro le fiere in generale. Mettono alla tua portata un sacco di contenuti in poco spazio. Quel che più mi colpisce sono i disegni (sono quasi una collezionista). Lo stile otaku non fa per me, no. Cerco di limitarmi a un genere e di conoscere tutto il possibile. Invece farei volentieri da cosplayer (soprattutto di personaggi di videogiochi!) e non escludo che mi possiate vedere travestita nella fiera che stiamo organizzando per dicembre a Granada.

– Adesso è l’ora di fare alcune domande inevitabili, data la tua area di specialità… Qual è il tuo videogioco preferito? E da bambina qual era? PlayStation, Xbox o Wii?

– Ho moltissimi videogiochi preferiti a seconda del formato, del tempo a disposizione, ecc.. Gioco sia a League of Legends che a Fallout, passando da Zelda per il mio DS. In genere mi piacciono i videogiochi che offrono qualcosa di nuovo e di esteticamente attraente, come Child of Light, Valiant Hearts o Guacamelee!. Poi resti chiaro che non gioco tanto quanto vorrei (o almeno non quanto giocavo quando ero più giovane). Da ragazzina i miei preferiti erano Abu Simbel per Amstrad, Super Mario per Game Boy, Alex Kidd per Master System e la saga Final Fantasy (che ha assorbito diverse ore della mia vita) in diversi formati. Non ho una console preferita (scelgo il meglio di ciascuna casa produttrice, come nella vita in generale); in genere mi piace abbastanza giocare al PC.

– Hai fama di essere brava in cucina. Raccontaci cosa ti riesce meglio (e, dato che ci sei, mandaci una foto!)…

– È quanto dicono quelli che mangiano a casa. Preparo delle ricette esotiche, cerco di riprodurre i piatti che ho assaggiato lontano e cucino pietanze regionali tradizionali. È una delle uscite più interessanti che mi rimangono dopo la traduzione. La gente mi fa i complimenti soprattutto per i miei dolci (ma mi odiano allo stesso modo quando vedono delle foto su Instagram e non possono assaggiarli). Eccovi una foto del mio clafoutis alle ciliegie.

Clafoutis

– Difficile non farti i complimenti con una pietanza simile… Sensazioni alla fine dell’intervista?

– Credo che abbiamo fatto un buon ripasso di chi io sia sprovvista di computer e di dizionari e mi ha fatto molto piacere ricordare aneddoti ed esperienze. Spero che questa sia la prima di molte altre interviste; non vedo l’ora di conoscere altri colleghi attraverso questo Blog e voglio ringraziarti per averlo reso possibile.

– Grazie a te, cara Eugenia. Spero che i lettori abbiano apprezzato il poter leggerti tanto quanto me. Buon viaggio in Argentina e in bocca al lupo con la fiera del fumetto a Granada!

Localizando a Eugenia Arrés López

Eugenia Arrés es una traductora e intérprete que vive en Granada, España. Pudimos ver un pantallazo general sobre ella en el post anterior, que encuentran pinchando acá. A continuación pueden leer la entrevista. ¡Disfrútenla!

Eugenia

– En primer lugar, te agradezco por haber aceptado ser la primera persona entrevistada del Blog. Sé que ya te hicieron alguna otra entrevista, aunque esta vez esperemos ofrecer un punto de vista nuevo. Empecemos con una pregunta de Rosa Haro: ¿cómo fueron tus comienzos como traductora?

– Muchas gracias por darme la oportunidad de inaugurar el Blog, es todo un honor para mí ver nacer esta bitácora y le deseo grandes éxitos. Mis comienzos no fueron fáciles, o al menos esa es la sensación que tuve yo (que es también a lo que se enfrentan actualmente muchos de los traductores noveles). Como otros tantos estudiantes, tuve momentos de crisis y dudas hasta que empecé a ver que era posible salir adelante y ser traductora profesional. En el último año de carrera, empecé a investigar el mercado y a trabajar como freelance y, aunque supuso un empujón importante, tardé aún un poco en poder trabajar únicamente de la traducción y la interpretación. Comencé trabajando para una editorial pequeñita en Granada, mientras mejoraba mis habilidades como traductora y revisora trabajando como voluntaria para diversas organizaciones. Con esta experiencia, pude coger rodaje y en unos meses empecé a trabajar en plantilla en una empresa.

– Una persona anónima pregunta cuál fue la mayor satisfacción de tu carrera profesional y cuál fue la mayor decepción. ¿Qué le dirías?

– Quizá porque soy una persona exigente creo que se pueden obtener logros hasta el último día de carrera profesional y que la mayor satisfacción estará por venir. Es señal de que seguiré esforzándome por mejorar en el futuro. Puede que una de las cosas en las que más empeño he puesto ha sido en mi preparación como docente y en el desempeño de esta actividad en cursos privados y en la universidad. De ahí que lo considere una experiencia muy satisfactoria, ya que he podido comprobar que lo que transmitía ha llegado a buen puerto y yo también he aprendido mucho durante el proceso.

Por ahora, no ha habido nada que me haya decepcionado en mi carrera profesional. Sí que a veces he pecado de optimismo al intentar que los clientes u otros profesionales vean el mundo de la traducción como lo veo yo y lo valoren y comprendan en su contexto y con el respeto que merece, pero no desisto. Nada está perdido y cada vez somos más los que luchamos por la buena visibilidad de la profesión.

– Además de ser autónoma, diste clases como docente universitaria en Pablo de Olavide y en la Universidad de Granada. ¿Qué es lo que te generó enseñar donde estudiaste? ¿Sentiste mariposas en el estómago o nostalgia?

– Recuerdo que cuando fui a entregar la documentación para solicitar la plaza en la Facultad de Traducción e Interpretación en Granada, tuve que entrar en la Facultad a recoger unos documentos y pensé que la próxima vez podría pisar el centro como docente. Y así fue. Poder compartir despacho y experiencias con aquellos que me formaron fue muy emocionante y fructífero. Lo más interesante además es que lo viví en dos épocas distintas, con otras infraestructuras, alumnos con inquietudes y conocimientos distintos, y esto es mucho más enriquecedor. Espero poder volver pronto y seguir compartiendo ese espacio que tantas satisfacciones me ha dado como alumna y como profesora.

– Viviste en tres países distintos y viajás muy seguido. ¿Qué impresión te dieron Francia y el Reino Unido? ¿En qué países estuviste de visita y cuáles te dejaron un recuerdo especial?

– La verdad es que no concibo la vida sin viajar. Quizá la impresión que tuve en su momento cuando estuve residiendo en Francia y Reino Unido sería muy distinta a lo que experimentaría ahora. Era más joven y fueron prácticamente mis primeras salidas. Por un lado, tuve la suerte de vivirlo con menos recursos y mi contacto con los países fue más inocente, y es una experiencia maravillosa e inolvidable. Puedes pasar del lado más cosmopolita a las zonas rurales más auténticas en horas. He regresado en varias ocasiones por motivos profesionales y personales, y son países de una gran riqueza y diversidad, y donde siempre encuentro algo nuevo para hacer y nuevos rincones donde perderme.

Hasta el momento, he tenido la suerte de poder viajar extensamente por Europa y América. Procuro siempre conocer no solo el país, sino la gente. Considero que la experiencia es mucho más real y las impresiones y los recuerdos son más duraderos. Casi siempre caigo rendida ante la naturaleza, las charlas con los locales y la gastronomía. Intento vivir el momento y disfrutar de cada paisaje; para mí son instantes que perduran más que una fotografía. Todos los viajes aventureros que he realizado hasta la fecha me han dejado recuerdos muy especiales. Siempre digo que en mi cabeza hay un país inventado por mí donde guardo con qué me quedo de cada uno.

– De hecho, ya que estamos hablando del tema… dicen que tenés un lazo especial con Polonia. ¿Querés contarnos un poco más al respecto?

– Claro. Cuando estudiaba la carrera en Granada, tuve el primer contacto con la lengua polaca, y la estudié durante dos años. Posteriormente, he tenido la suerte de poder visitar Polonia en varias ocasiones por motivos familiares y de hacer amigos allí, y es un país fascinante, tanto en su historia como en sus gentes. Te hacen sentir siempre como en casa y no descarto poder pasar temporadas mayores en el futuro cerca de las montañas o los lagos. Así, aprovecharé para sacarme la espinita clavada de poder desenvolverme con el polaco y quizá algún día poder sumar esta lengua a mi combinación como traductora.

– Tu próxima meta es Argentina. ¿Cuáles son tus expectativas de cara al viaje?

– Argentina es un país que nunca puedes imaginar hasta que no estás allí. De hecho, no quise saber o ver demasiado para dejarme impactar. Si bien compartimos lengua, seguro que encontraré muchísimas diferencias que me sorprenderán. Lo que más me ha llamado la atención de lo que he visto ha sido justo la gran diversidad y los contrastes entre regiones, y me gustaría conocer más de primera mano la situación económica y social, y compartir mis impresiones y experiencias. Seguro que aprenderé muchísimo y que aprovecharé hasta el último minuto. Tengo unas expectativas muy favorables y tener la oportunidad de aprovechar una posibilidad laboral para conocer el país es todo un lujo.

Don Juan te acompaña en esta nueva aventura. ¿Nos contás un poco más de cómo se conocieron y cómo se fueron dando las cosas entre ustedes?

– Mi Don Juan es amigo desde la adolescencia. Sin embargo, no hemos sido pareja hasta hace poco. Puedo decir que nos hemos tomado nuestro tiempo para conocernos y estar seguros, ¿no crees? Tengo mucha suerte de poder tener al lado a una persona con tantas inquietudes comunes y con tantas cosas que nos separan y de las que aprendemos uno de otro. Esta vez es mi guía en Argentina y seguro que no me defraudará.

– A ambos les gusta leer. ¿Cuáles son tus libros preferidos? ¿Y tus cómics preferidos?

– Sí que pasamos mucho tiempo leyendo todo lo que cae en nuestras manos. Somos bastante curiosos en este sentido. No puedo decir que tenga libros o cómics favoritos, porque son experiencias que vivo en su momento y disfruto de otra forma si los releo más adelante. Eso sí, me gusta el género fantástico, la ciencia ficción, las noveles de acción y las de suspense. En cuanto a los cómics, soy más de novela gráfica y no soy muy de superhéroes (aunque, por supuesto, me gustan). Leo a muchos autores europeos y siempre que viajo procuro conocer a autores nacionales también.

– A propósito de cómics, es sabido que fuiste a alguna feria. ¿Te considerás una otaku o no es tu estilo? ¿Harías de cosplayer alguna vez?

– Me encantan las ferias, en general. Ponen a tu alcance un montón de contenidos en poco espacio. Lo que más me llama la atención son las ilustraciones (soy casi una coleccionista). El estilo otaku no es lo mío, no. Intento no limitarme a un género y conocer todo lo que pueda. Sí que haría de cosplayer (¡más de personajes de videojuegos!) y no descarto que me veáis caracterizada en la feria que organizamos para diciembre en Granada.

– Ahora algunas preguntas inevitables dada tu área de especialidad… ¿Cuál es tu videojuego preferido? ¿Y de chica cuál era? ¿PlayStation, Xbox o Wii?

– Tengo muchísimos videojuegos preferidos, en función del formato, del tiempo que tenga, etc. Juego tanto a Liga de Leyendas como a Fallout, pasando por Zelda para mi DS. En general, me gustan los videojuegos que aportan algo novedoso y atractivo estéticamente, como Child of Light, Valiant Hearts o Guacamelee!. Eso sí, no juego tanto como quisiera (o como jugaba cuando era más joven). De chica, mi favoritos fueron Abu Simbel para Amstrad, Super Mario para Game Boy, Alex Kidd para Master System y la saga Final Fantasy (me ha robado muchísimas horas de mi vida) en diversos formatos. No tengo consola favorita (como en la vida, cojo lo mejor de cada casa); por lo general, me gusta bastante jugar en PC.

– Tenés fama de ser buena cocinando. Contanos qué es lo que te sale mejor (¡y mandá una foto, ya que estás!)…

– Eso dicen los que comen en casa. Pruebo recetas exóticas, intento reproducir platos que probé lejos y cocino platos regionales tradicionales. Es una de las salidas más interesantes que me quedan después de la traducción. La gente me felicita por mis postres fundamentalmente (también me odian a partes iguales cuando ven las fotos en Instagram y no pueden catarlos). Ahí dejo una foto de mi clafoutis de cerezas.

Clafoutis

– Como para no felicitarte con semejante plato… ¿Sensaciones al final de la entrevista?

– Creo que hemos dado un buen repaso a lo que soy yo desprovista de un ordenador y un diccionario, y me ha gustado mucho recordar anécdotas y experiencias. Espero que esta sea la primera de muchas otras entrevistas; estoy deseando conocer a otros compañeros a través de este Blog y quiero agradecerte que lo hagas posible.

– Gracias a vos, querida Eugenia. Espero que los lectores disfruten de la misma manera que yo el poder leerte. ¡Buen viaje por Argentina y mucha suerte con la Feria del Cómic en Granada!